La mappa del potere di Isis

Nonostante più di 1000 raid aerei da parte della coalizione internazionale dall’agosto scorso, l’ISIS ha guadagnato terreno in Siria, ma in Iraq è in difficoltà.

La mappa della presenza dell'ISIS in Siria, via la Coalition for a Democratic Syria
La mappa della presenza dell’ISIS in Siria, via la Coalition for a Democratic Syria

I BOMBARDAMENTI SONO SERVITI SOLO IN PARTE –  Gli uomini dello Stato Islamico sono in grossa difficoltà in Iraq, dove ultimamente hanno subito rovesci sia per mano dei peshmerga curdi che dalle milizie Badr, organizzate dagli sciiti. In linea di massima si può dire che dopo essere stati fermati, in Iraq gli uomini del califfato stiano progressivamente perdendo terreno. La partita resta da giocare attorno a Mosul, occupata in agosto, e a Falluja, storica roccaforte dell’estremismo sunnita che ancora non ha mollato l’ISIS come invece è già accaduto altrove in Iraq. A dimostrazione della ridotta capacità degli jihadisti c’è il recente attacco a Kirkuk, fallito miseramente, ma Baghdad è ancora lontana dal poter cantare vittoria. Le cose comunque vanno meglio per la coalizione, che si preparerebbe a dare l’assalto a Mosul nelle prossime settimane.

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La situazione in Iraq, via Institute for the Study of War
La situazione in Iraq, via Institute for the Study of War

 

L’ESPANSIONE DELL’ISIS IN SIRIA – In Siria invece la situazione è più tranquilla per gli uomini di al Baghdadi, l’autoproclamato califfo, che dall’inizio dei bombardamenti hanno guadagnato terreno, nonostante le recente perdita di Kobane e dintorni. A dire il vero le mappe che mostrano grandi guadagni territoriali aggiungono ai territori controllati dall’ISIS anche quelli sotto il controllo dei qaedisti di al Nusra, che dopo l’evaporazione dell’Esercito della Siria Libera è rimasto l’unica opposizione militare ad Assad insieme alla stessa ISIS e ai curdi. Non è chiaro a nessuno quanto le due formazioni collaborino o si combattano, al Nusra si era inizialmente unita all’opposizione siriana che li voleva morti, fatto sta che gli americani bombardano entrambi e questo potrebbe aver contribuito a smussare le differenze tra i due gruppi.

SEMPRE MALE I RIFUGIATI – Critica rimane la condizione dei rifugiati, in Siria come in Iraq, come nei paesi limitrofi, in particolare in Libano, che ha accolto il gruppo più numeroso nonostante si tratti di un paesi piccolo,  con popolazione e risorse modeste. Molto critica resta la situazione sulle montagne nei pressi di Mosul, dove i profughi fuggiti sulle montagne soffrono l’inverno.

GLI EMIRATI ABBANDONANO – Sul fronte opposto all’ISIS c’è da segnalare oggi la defezione degli Emirati, che dopo l’esecuzione del pilota giordano hanno annunciato che non bombarderanno più gli jihadisti, ma anche i notevoli progressi in Iraq, dove diverse brigate sciite e cristiane stanno completando l’addestramento per unirsi allo sforzo per cacciare gli uomini di al Baghdadi dal paese

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