La legge della notte – Recensione: Ben Affleck al primo passo falso da regista

Ben Affleck è sempre stato un ottimo regista, ma non un buon attore. Né La legge della notte purtroppo non è neanche il primo, la nostra recensione in anteprima.

Le feroci e critiche a ” La legge della notte “ negli USA sono state così concordanti da sorprendere, dato che è difficile mettere tutti d’accordo. Ci voleva Ben Affleck per riuscirci, con il suo quarto film da regista che è il primo deciso passo falso. Troppo debole la sceneggiatura, da sempre un punto di forza di questo autore tra i più completi quando si tratta di non recitare. Già perché Ben Affleck è di una monoespressività sconcertante e probabilmente raggiunge l’apice sotto questo aspetto proprio ne ” La legge della notte “.Come si fa a mantenere sempre e costantemente la stessa espressione quando fai l’amore con donne del calibro di Zoe Soldana e Sienna Miller (lei si brava davvero) e quando ammazzi qualcuno?
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La  vittoria agli Oscar di Casey Affleck ci ha fatto capire definitivamente dove sia andato tutto il talento recitativo della famiglia, anche perché il fratello in un film ha surclassato definitivamente la carriera del nuovo “Batman” dal punto di vista attoriale. Sembra proprio che Ben Affleck sia privo del sacro fuoco della recitazione e dovrebbe concentrarsi invece sulla regia, che lo esalta con lavori splendidi. Anche ne ” La legge della notte ” si vede qualcosa di buono, basti pensare all’ottima prima parte. Peccato che duri neanche 30′, ossia fin quando non entrano in gioco i dialoghi che in modo assolutamente inaspettato per uno scrittore come lui risultano di una banalità estrema, quasi sconcertanti in alcuni passaggi che contribuiscono a una ridondanza decisamente noiosa ai fini della visione.
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” La legge della notte ” è un bel prodotto per quanto riguarda scenografie e costumi, ma è un vaso vuoto in cui manca tutto il resto. Una storia che non è un gangster movie, non è una storia d’amore, non è un dramma personale, anzi forse è tutte queste cose ma proprio per questo motivo implode su se stessa arrivando alla fine lasciando un senso di vuoto allo spettatore. Passare da Boston a Tampa, da essere un semplice crimnale a un gangster crea molte sottotrame nella storia che non sono approfondite in modo sufficiente nonostante le due ore. Remo Girone è una caricatura dei grandi boss che ci ha regalato il cinema così come Ellen Fanning che diventa improvvisamente una predicatrice credibile quanto Ben Affleck se si dovesse cimentare nella  comicità.

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Un film dunque dove Ben Affleck prova a far vedere la sua mano, ma purtroppo manca decisamente di sostanza. Il lungometraggio si fa sicuramente vedere in modo a tratti godibile, ma non si fa vivere come accaduto in “The Town” e “Argo”.  Proprio dopo il lavoro che gli valse il premio Oscar al miglior film dove era stato il protagonista di un piccolo gioiello del cinema contemporaneo sfoggiando anche come protagonista una buona prova in tanti lo avevano avvicinato con le dovute proporzioni a una divinità della settima arte come Clint Eastwood, ma in realtà dopo quest’opera e l’ennesima conferma dei suoi fortissimi limiti Ben è più vicino  ad interpreti come Mel Gibson e Kevin Costner che il meglio lo hanno dato dietro la macchina da presa.
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