Sanremo 2016, attenti ai The Jackal!

12/02/2016 di Boris Sollazzo

Sanremo 2016 The Jackal

«Che vuoi che ti dica, stiamo giocando con Sanremo, ed è un sogno che si realizza sentire delle nostre catchphrase davanti a 10milioni di spettatori!». Lo spiffero arriva dal salotto dei The Jackal, con la solita voglia di far zingarate, quella che li fa chiamare a casa quando succede qualcosa di demenziale in questo paese scalcagnato e che magari gli fa confezionare in una notte un video (quello su Miss Italia Alice Sabatini, per dire). Questa volta l’attesa per il big match Juventus-Napoli è troppo angosciante e allora nessuna parodia su YouTube o Facebook, ma la più classica delle dirette Twitter. Per ingannare l’attesa, per “lavorare”, per una volta, dal divano di casa.

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Nasce così, con la voglia di giocare e minare il sistema incartapecorito sanremese, l’ultima goliardata del collettivo creativo napoletano. Nasce dal fatto che, essendo giovani (ma non troppo come testimonia il loro ultimo video, 30 anni), ricordano bene le dirette radio della Gialappa’s Band, cruccio di Baudo (e non solo), per gli adesivi, le frasi fuori contesto, i gesti che spingevano a fare agli artisti in gara. Li facevano placcare nella pancia dell’Ariston, quei tre, dai loro inviati. Ora non serve. Basta un tweet. Basta una sfida social.

E i The Jackal che la comunicazione la conoscono bene – pubblicità, webserie come Gay ingenui e Gomorra, veri e propri cortometraggi – e sono maestri dello storytelling 3.0 (ma anche 4.0 ora, grazie a loro), non si sono fatti scappare l’occasione. «Che poi pare facile ma è stancante stare tutte le sere davanti la TV, scrivere su Facebook e Twitter, cucinare, portare fuori il cane e poi il giorno dopo a lavoro presto». E costringere Luca Ward a fare lo stesso. E senza neanche Max Pezzali da cantare a squarciagola tra i big e superospiti.

Noemi è stata la prima. A mostrare i nastri colorati e a dire “Stai senza penzier'”. Lì, alla prima giornata di Sanremo, alle prime battute. Forse i nostri “sciacalli” neanche ci credevano. Forse hanno aspettato le prime reazioni su Facebook e Twitter per capire che il dado era tratto. Quella frase che Ciro Priello ripeteva ossessivamente nella parodia della serie TV stava mostrando al pubblico di Raiuno cosa possono fare quei geniacci dei The Jackal. Colpo da maestri, poi, far dire a uno dei Dear Jack (provate a indovinare chi? Su, non è difficile) “grazie sbiaditi” a chiosa della loro cover. Una citazione per appassionati, essendo Negri sbiaditi uno dei due spin-off (insieme a lesbiche ingenui) della mitica serie Gay ingenui. In cui peraltro si cantava proprio una hit di uno dei simboli sanremesi, Marco Mengoni.

Le Sfide Scialle -The Jackal Vs Dear JackTerza serata di #Sanremo2016 parte la sfida ai Dear Jack.Secondo voi ce la facciamo?#graziesbiaditi

Pubblicato da the JackaL su Giovedì 11 febbraio 2016

 

Più scontato, ma altrettanto gustoso il “due frittur'” di Clementino. E ora, cosa ci aspetta?
«Non lo sappiamo. Essendo un gioco non ci siamo dati un ordine di attacco. Speriamo che giochi qualcun’altro con noi domani e dopodo…. ah no, c’è Juve-Napoli». Chissà che non cerchino l’alleanza di Garko, o che magari non chiedano #giustiziapermiele («Cos’è, un frigorifero?») oppure per le unioni civili non spingano gli Zero Assoluto a parodiare Gay ingenui. Starà a loro stupirci.
Perché sono così, perché per fare le cose seriamente non ci si può prendere sul serio. Ma ci saranno, anche sabato. C’è da giurarci. Magari dalle 22.45, ma ci saranno. E la verità è che ora non possono più nascondersi. Nel 2017 devono giocare al tavolo dei grandi. Se con 30 anni hanno dimostrato che il cinema può fare per loro, queste incursioni social che sono esplose poi nello spettacolo televisivo più seguito del paese costringono la Rai, se ancora ha un minimo di lungimiranza, a puntare su di loro.

Mentre la Gialappa’s Band sta chiudendo la sua parabola in un’istituzionalizzazione spiritosa ma pur sempre ingessata – il loro DopoFestival è gradevole ma antico e loro agli schiaffi ormai hanno sostituito i graffi e il solletico – e Saverio Raimondo ha dimostrato di essere sì un grande, ma con contenuti troppo forti per RaiUno, loro possono essere il giusto compromesso per rendere il festival qualcosa non di giovane, ma almeno minimamente moderno. Non diamogli solo il Dopofestival, però, e neanche l’edicola di Tanica che ogni volta fa sudare freddo Conti. No, diamogli anche gli slot comici riempiti ora da coppie avvilenti, sfidiamoli affidando loro l’anteprima, facciamoci offrire tutto il menù, dai video alle zingarate.

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Hanno la capacità, già ampiamente dimostrata, di saper coinvolgere dei big insospettabili, hanno un talento eccezionale, una professionalità altissima e un’organizzazione ferrea. Possono davvero rivoltarlo il festival. Immaginate Facchinetti e Battaglia sorridere a 64 denti e dire “ma sì dai” o Maître Gims cantare Mengoni piangendo. O magari Gigi D’Alessio portare come cover la loro splendida canzone neomelodica, parodia definitiva del genere canoro partenopeo più postmoderno.

Insomma, vogliamo i The Jackal al prossimo festival. Che ci sfidino e si sfidino, che ci facciano vedere la rassegna non solo per massacrarla sui social. Noi non vediamo l’ora: già ci immaginiamo mentre mangiamo du’ frittur’ e ridiamo come matti. Ma sì, dai.

Photocredit copertina facebook.com/thejackalweb

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