Il governo che obbliga i funzionari a non fumare

30/12/2013 di Redazione

Tempi duri per i rappresentanti del Partito Comunista Cinese che fumano, sono in arrivo nuove regole.

LA NOVITÀ – Una circolare del PCC diffusa ieri imporrà ai rappresentanti del partito unico che fumano di modificare alcuni loro comportamenti. Il divieto sicuramente più pesante è quello di fumare in pubblico. Ma non basta, perché i comunisti cinesi dovranno comprarsi da fumare usando i soldi propri e non quelli del partito o delle amministrazioni e per di più dovranno darsi da fare, fumatori e no, per far smettere i compagni fumatori.

NON SMETTONO – La Cina è il più grande consumatore di tabacco al mondo e il fumo è profondamente radicato nelle abitudini dei cinesi, al punto che le sigarette più pregiate sono abitualmente usate come dono. Già nel 2008 il parlamento cinese aveva licenziato una legge che proibisce il fumo nei luoghi pubblici, ma poi un po’ perché nessuno ha perseguito chi non la rispettava e un po’ perché sono abitudini dure da stroncare, la legge è rimasta ampiamente lettera morta e non è infrequente trovare i cinesi che fumano sotto i cartelli di divieto.

MISURE PIÙ DURE – I fumatori, oltre a danneggiare la loro salute e l’ambiente «danneggiano l’immagine del partito» fumando in pubblico e per questo è stato deciso il giro di vite, che inneggia anche a severe punizioni per chi non si adegua, anche se per ora non sono state definite sanzioni. Il Consiglio di Stato, in una decisione a parte, ha annunciato che a partire da gennaio chi infrangerà il divieto di fumo sui treni ad alta velocità sarà multato fino a 2.000 yuan (circa 330 dollari)

 

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