Mine – sotto la sabbia: intervista esclusiva ai registi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

Uscito il 6 di Ottobre, Mine – sotto la sabbia, distribuito dalla Eagle Pictures, si è rivelato uno dei titoli più interessanti e innovativi nel panorama cinematografico italiano ma non solo…

Il duo Fabio & Fabio (Fabio Guaglione e Fabio Resinaro), sbarcati ad Hollywood grazie al loro corto fantascientifico Afterville , in seguito alla sceneggiatura di Mine, sono stati ingaggiati per una produzione internazionale a cui ha subito aderito Armie Hammer. L’attore, interprete di pellicole come The social network, J. Edgar, Operazione U.N.C.L.E. e The Lone Ranger si è visto subito attratto dall’idea innovativa alla base del film e, senza pensarci sopra, ha subito accettato di girare, nonostante il basso budget a disposizione e il compenso minimo. Una performance da “one man show” che vi lascerà incollati allo schermo fino al’ultimo fotogramma.
Il film è stato girato quasi completamente a Fuerteventura (Isole canarie) e gli effetti speciali sono stati realizzati dalla Far Forward  in collaborazione con la Mercurio Domina, la società di effetti speciali di proprietà dei registi. Un film internazionale con una produzione completamente italiana, evento più unico che raro.
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Noi di Talky media li abbiamo potuti intervistare per il lancio del film e, seppur per pochi minuti, ecco ciò che ci hanno raccontato ai nostri microfoni:
Da dove è partita l’idea di Mine? Recentemente sono usciti film (vedi Passo falso n.d.r.) dall’idea simile, ma la vostra è più originale, cosa potete dirci a riguardo?
Fabio Resinaro: L’idea è partita perchè forse anche noi eravamo in una situazione che metaforicamente poteva essere rappresentata da un uomo bloccato, con i piedi su una mina, perchè stavamo da anni sviluppando un progetto con uno studios americano ed il progetto non andava in porto, così abbiamo pensato: come possiamo raccontare una storia che abbia un concept molto forte e che possa coinvolgere un attore conosciuto e permettergli di fare una performance importante? Così abbiamo immaginato questo soldato fermo su una mina e nel deserto, in una sorta di non-luogo mentale. L’idea è nata un po’ così.
Le difficoltà realizzative. Questo è il vostro primo passo in una grande produzione, quindi, potete raccontarci tutto l’iter, visto che è dal 2008 che siete andati negli States e, dopo tanti progetti, finalmente siete riusciti a realizzarne uno?
Fabio Resinaro: La difficoltà maggiore per realizzare un film è sempre riuscire a mettere insieme tutti i pezzi. Noi abbiamo scritto una prima stesura della sceneggiatura che fortunatamente ha convinto fin da subito Peter Safran ( il produttore di Buried – Sepolto, Annabelle e The Conjuring n.d.r.), poi però con lui abbiamo lavorato molto sulla sceneggiatura, per migliorarla fino a che lui non ha ritenuto fosse pronta per essere mandata in giro nelle agenzie alla ricerca di un attore, un attore importante che potesse interpretare il protagonista. Da lì, le cose sono state abbastanza veloci, ed è nata una coproduzione con questa società spagnola, tral’altro una produzione con cui ci siamo trovati benissimo, girando il film a Fuerteventura, tra Fuerteventura e Barcellona, e lo abbiamo postprodotto in Italia. Lo shooting (le fase delle riprese) può essere considerata la parte più facile, la parte più divertente anche; i problemi sono sempre prima e dopo, la sceneggiatura, la ricerca dei fondi e poi la postproduzione.
Questo film sembra la risposta “romana” al ritorno dei film di genere, ma il vostro film è tutt’altro che un film realizzato in Italia, almeno dal punto di vista dello spettatore, non credete?
Fabio Resinaro: Anche noi speriamo che Mine possa essere considerato un ulteriore passo in questa direzione, per cui il film di genere possa tornare ad essere un qualcosa di importante alnche qui in Italia. Questo per noi è ovviamente un film di genere, e i film di genere sono quelli con cui siamo cresciuti fin da piccoli, però ovviamente è un progetto molto personale. Noi usiamo il film di genere per raccontare un qualcosa che in realtà ci importa molto di più del film stesso.

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