Pupi Avati: il regista annuncia “tornerò all’horror e lo farò in grande stile, come una volta”

Pupi Avati ossia “il signor diavolo”, parafrasando uno dei suoi prossimi progetti cinematografici, è uno dei pochi registi italiani assieme a Dario Argento ad aver terrorizzato letteralmente gli spettatori italiani. Il regista vuole tornare al cinema di genere e all’horror popolar ee lo vuole fare in grande stile.


pupi avati, film
Nel 1976, il regista bolognese, dopo tre film ancora acerbi come Balsamus l’uomo di satana e Thomas e gli indemoniati, opere che già rivelarono importanti indizi del suo cinema di genere: horror misto a credenze popolari e ambientato nella bassa padania, realizzò uno dei capolavori del cinema di genere italiano anni ’70 : La casa delle finestre che ridono, uscito nell’agosto del 1976,  ebbe un inaspettato successo e divenne uno dei pilastri della cinematografia di Avati assieme all’altro suo capolavoro horror del 1983 Zeder. Grazie al suo cinema popolare a tinte fosche imbevuto di noir e credenze popolari e rapporti distorti con il divino, recitato da persone comune, popolani, elemento che rendeva ancora più terrorizzanti le sue storie, il regista divenne punto di assoluto riferimento nel genere, paragonabile all’altro cavallo di razza che in quegli anni stava terrorizzando gli spettatori italiani: Dario Argento, uscito l’anno precedente con il suo capolavoro Profondo rosso.
la casa delle finestre che ridono, pupi avati
Durante una masterclass che il regista emiliano ha tenuto allo scorso Bif&st, Bari International Film festival Avati ha annunciato che ritornerà alle origini e lo farà in grande stile:

Voglio tornare alle paure e alle cose che mi spaventavano quando ero ragazzino. Cosa ti spaventa di più? Credere all’esistenza del male assoluto: il demonio. Ricostruire un mondo degli anni ’50 in campagna per me è un’operazione interessante da fare. Sono eccitatissimo. Voglio tornare a misurarmi con quel mondo fantastico che era la favola contadina. Voglio ritornare a quelle storie ‘di paura’ che si raccontano davanti al camino. E’ un tentativo di rigenerare un cinema italiano in cui ci sono sempre i soliti cast, dove non distingui un film dall’altro. Il cinema italiano non sta incassando più nulla, il box office è un bollettino di guerra.

Il film si intitolerà Il Signor Diavolo, e sarà tratto dal libro omonimo scritto dallo stesso regista: la storia di due ragazzi del Polesine degli anni ’50. Uno dei due muore di malaria e la gente del posto ritiene che sia morto perché aveva fatto cadere l’ostia durante la prima comunione, pestandola. L’amico, non rassegnatosi della sua morte, fa di tutto per contattare un essere deforme che si dice abbia rapporti col Diavolo in persona.

Cosa ci regalerà la mente di quel genio di Pupi Avati? A 10 anni esatti dal suo ultimo thriller, Il nascondiglio, cosa possiamo aspettarci dal regista bolognese? I lontani fasti di La casa delle finestre che ridono e Zeder, sono un lontano miraggio oppure, sfruttando quest’onda di rinnovamento del cinema italiano il regista potrà finalmente osare e mettere a tacere le malelingue dopo il flop di Un ragazzo d’oro?

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